Perché ho sempre paura?
La paura non ha sempre bisogno di un motivo evidente. A volte quella sensazione di tensione e preoccupazione rimane, anche se al momento non c’è nessun pericolo concreto. Ci possono essere diverse cause dietro a tutto questo: dallo stress cronico fino a un disturbo d’ansia.
1. Quando la paura sembra non avere un motivo preciso
In realtà va tutto bene. Eppure quella sensazione spiacevole non se ne va. Magari già al risveglio, la mattina, senti una tensione interiore. O forse i tuoi pensieri girano intorno a ciò che potrebbe andare storto nel corso della giornata. Oppure hai costantemente la sensazione di dover essere pronto a qualcosa, senza riuscire a dire esattamente a cosa. È proprio questa ansia diffusa a creare insicurezza. Quando l’ansia è specifica, di solito si riesce a individuare il fattore scatenante: chi ha paura di un esame sa bene perché il cuore batte più forte. Quando l’ansia è persistente, questo nesso spesso è meno chiaro. Questo però non significa che l’ansia sia “infondata” o immaginaria. L’ansia nasce da processi complessi nel cervello e nel corpo e può essere influenzata da numerosi fattori. Stress prolungato, situazioni di vita difficili, mancanza di sonno o disturbi mentali possono, ad esempio, contribuire a far sì che le ansie vengano percepite più spesso o con maggiore intensità. Anche malattie fisiche, farmaci o determinate sostanze possono scatenare o aggravare disturbi che si manifestano come ansia e irrequietezza interiore. Per questo è meglio non attribuire troppo in fretta un’ansia persistente a una diagnosi specifica. Innanzitutto è fondamentale osservare più da vicino: quando si manifesta l’ansia? Su cosa ruotano i tuoi pensieri? Da quanto tempo dura e quanto influisce sulla tua vita quotidiana?
2. Quando le singole preoccupazioni diventano uno stato permanente
Le preoccupazioni fanno parte della vita. Una conversazione importante, difficoltà finanziarie o la salute di un familiare possono tenerci occupati mentalmente per un bel po’. Di solito, però, la preoccupazione cambia quando la situazione si chiarisce o l’attenzione si sposta su altre cose. Per alcune persone, però, questo momento sembra non arrivare quasi mai. Appena una preoccupazione si risolve temporaneamente, ne spunta subito un’altra. Oggi si tratta del lavoro, domani della salute e poi magari dei soldi, della famiglia o del proprio futuro. Gli argomenti cambiano, ma la sensazione di doverti preoccupare rimane. Questo può portare a non riuscire più a vivere come rilassanti nemmeno i momenti che in realtà dovrebbero essere tranquilli. Invece, la mente inizia a immaginare possibili scenari: e se avessi fatto un errore? E se succedesse qualcosa a qualcuno? E se perdessi il lavoro? Spesso chi ne soffre sa benissimo di rimuginare troppo. Eppure non riesce a smettere di preoccuparsi. Il tentativo di chiarire completamente un timore a volte porta addirittura alla domanda successiva. Da «E se succedesse qualcosa?» si passa a «Come potrei evitarlo?» – e poi a «Ho davvero pensato a tutto?». Se queste preoccupazioni difficili da controllare persistono per un periodo prolungato e influenzano diversi ambiti della vita, alla base potrebbe esserci, tra le altre cose, un disturbo d’ansia generalizzato. Tuttavia, la sola presenza di un’ansia costante non basta per questa diagnosi. Per stabilire se si tratti effettivamente di un disturbo d’ansia, è necessario un accertamento specialistico basato su ulteriori criteri.
3. Perché l’ansia si fa sentire anche a livello fisico
Spesso l’ansia persistente non si limita solo ai pensieri. Chi si sente costantemente minacciato o teso può avvertirne gli effetti anche a livello fisico. Questo perché l’ansia prepara il corpo a un possibile pericolo. Il sistema nervoso autonomo si attiva, il battito cardiaco e la respirazione possono cambiare e la muscolatura si irrigidisce. A breve termine, questa reazione è utile. Se però la tensione interiore si ripete spesso o dura a lungo, può diventare un peso. Tra i possibili disturbi ci sono, ad esempio, palpitazioni, tremori, sudorazione, vertigini, tensioni muscolari o disturbi gastrointestinali. Possono manifestarsi anche irrequietezza interiore e problemi di sonno. Quali sintomi siano più evidenti varia da persona a persona. Può così crearsi un circolo vizioso: si percepisce un cambiamento fisico e questo fa paura. La paura, a sua volta, aumenta la tensione fisica, rendendo il sintomo ancora più evidente. Chi, ad esempio, nota che il cuore batte più forte, potrebbe preoccuparsene – ed è proprio questa preoccupazione che può accelerare ulteriormente il battito cardiaco. È comunque importante non attribuire automaticamente i disturbi fisici all’ansia. Soprattutto i sintomi di nuova insorgenza, intensi o insoliti dovrebbero essere valutati da un medico. Questo vale in particolare per disturbi come una forte difficoltà respiratoria o dolori al petto, dietro ai quali potrebbero nascondersi anche cause fisiche.
Quando può esserci un disturbo d’ansia generalizzato?
Chi si preoccupa spesso non soffre automaticamente di un disturbo d’ansia generalizzato. Ciò che conta è quanto siano persistenti e difficili da controllare queste preoccupazioni e quanto influenzino la vita quotidiana. Una caratteristica tipica è soprattutto che l’ansia non si limiti a un singolo argomento.
1. Più che semplici «troppi pensieri»
Quasi tutti conoscono quei periodi in cui i pensieri non riescono a calmarsi. Prima di decisioni importanti o in situazioni di vita stressanti, può essere del tutto normale preoccuparsi per giorni o anche più a lungo. Nel caso di un disturbo d’ansia generalizzato, però, si tratta di qualcosa di più di un semplice rimuginare occasionale. Sono caratteristiche le paure e le preoccupazioni persistenti ed eccessive, che possono riguardare diversi ambiti della vita. A volte al centro c’è la propria salute, altre volte la famiglia, il lavoro, le questioni finanziarie o il futuro. Non è necessario che ci siano problemi particolari. Anche le situazioni quotidiane possono diventare il punto di partenza di preoccupazioni intense. Un piccolo errore al lavoro, per esempio, può scatenare il timore di fallire professionalmente. Se una persona cara non si fa sentire per qualche ora, magari ti viene subito in mente che possa essere successo qualcosa. Un leggero fastidio fisico, a sua volta, può innescare una lunga serie di preoccupazioni per la propria salute. La differenza fondamentale rispetto alle normali preoccupazioni non sta quindi nell’oggetto delle preoccupazioni. Molti temi sono gli stessi di cui si preoccupano anche le persone senza disturbi d’ansia. Ciò che salta all’occhio sono piuttosto l’intensità, la durata e la difficoltà a lasciar andare queste preoccupazioni.
2. Quando le preoccupazioni diventano quasi incontrollabili
«Non preoccuparti così tanto» sembra a prima vista un consiglio semplice. In caso di disturbo d’ansia generalizzato, però, spesso non è facile metterlo in pratica. Molte persone colpite si rendono perfettamente conto che le loro preoccupazioni occupano troppo spazio. Ciononostante, fanno fatica a interrompere consapevolmente il flusso dei pensieri. Questo può diventare particolarmente faticoso, perché spesso una preoccupazione ne trascina con sé un’altra. Una volta ipotizzato mentalmente un possibile pericolo, emerge una nuova incertezza. Anche una risposta rassicurante potrebbe portare solo un sollievo temporaneo. Dietro a tutto questo potrebbe esserci il tentativo di creare quanta più sicurezza possibile attraverso la riflessione. Chi tiene conto in anticipo di ogni possibile sviluppo, magari si sente più preparato. Il problema è che nella vita di tutti i giorni è quasi impossibile raggiungere la sicurezza totale. Rimane quasi sempre un «E se…?». Così le preoccupazioni possono rubarti sempre più tempo. È difficile staccare la spina, le decisioni vengono messe in discussione più e più volte e anche in situazioni che in teoria dovrebbero essere rilassanti, la ricerca mentale di possibili problemi continua. Nel disturbo d’ansia generalizzato, queste paure e preoccupazioni persistono per un periodo prolungato. Per la diagnosi negli adulti, i criteri diagnostici standard prevedono un periodo di almeno sei mesi. Tuttavia, questo periodo di tempo da solo non basta per stabilire la malattia. È fondamentale il quadro complessivo dei sintomi.
3. Quali sintomi possono manifestarsi
Le preoccupazioni costanti sono sì una caratteristica centrale del disturbo d’ansia generalizzato, ma spesso non sono l’unico problema. Chi ripensa continuamente a possibili pericoli può anche essere fisicamente teso in modo permanente. Tipici possono essere, ad esempio, irrequietezza interiore, affaticamento rapido, difficoltà di concentrazione, irritabilità, tensione muscolare e problemi di sonno. Alcune persone colpite descrivono la sensazione di essere costantemente “sotto tensione”. Altre notano soprattutto che la sera, nonostante la stanchezza, non riescono a staccare la spina perché i pensieri continuano a girare. Sono proprio questi sintomi associati che possono far sì che il disagio aumenti col tempo. Chi dorme male si sente più esausto il giorno dopo. La concentrazione e la resistenza possono diminuire, le attività quotidiane diventano più faticose – e da questo possono nascere nuove preoccupazioni. Non tutte le persone con un disturbo d’ansia generalizzato, però, manifestano gli stessi sintomi. Allo stesso modo, i problemi di sonno, l’irrequietezza interiore o le difficoltà di concentrazione, di per sé, non sono una prova di un disturbo d’ansia. Possono avere numerose altre cause.
4. Come si diagnostica un disturbo d’ansia generalizzato
Un disturbo d’ansia generalizzato non si può diagnosticare con un singolo test. Per la diagnosi è fondamentale un colloquio approfondito. Si tratta, tra l’altro, di capire quali sono le paure e le preoccupazioni, da quanto tempo si manifestano, quanto riesci a controllarle e in che misura influenzano la tua vita quotidiana. Altrettanto importante è distinguere queste sintomi da altre cause. L’ansia costante e l’irrequietezza fisica, ad esempio, possono manifestarsi anche in relazione ad altri disturbi mentali. Inoltre, malattie fisiche, farmaci o determinate sostanze possono causare o aggravare sintomi simili a quelli di un disturbo d’ansia. Anche il tipo di ansia ha la sua importanza. Gli attacchi di panico ricorrenti e improvvisi, ad esempio, indicano un quadro clinico diverso rispetto alle preoccupazioni persistenti che riguardano numerosi aspetti della vita. Le paure che si manifestano principalmente nelle situazioni sociali, invece, devono essere classificate in modo diverso. Proprio per questo una diagnosi non dovrebbe essere fatta sulla base di singoli sintomi o di un test online fai-da-te. Una valutazione professionale considera i disturbi nel loro insieme, gettando così le basi per trovare un trattamento adeguato.
Perché l’ansia costante può autoalimentarsi?
L’ansia può creare un circolo vizioso che si autoalimenta sempre di più. I pensieri, la tensione fisica e il desiderio di sicurezza si influenzano a vicenda. Ciò che ti calma nel breve termine può, a lungo andare, contribuire addirittura a far tornare l’ansia ancora e ancora.
1. Quando i sintomi fisici stessi fanno paura
L’ansia scatena reazioni fisiche. Allo stesso tempo, proprio queste reazioni possono a loro volta diventare il fattore scatenante di nuove paure. Questo succede soprattutto quando i cambiamenti fisici vengono osservati con molta attenzione o interpretati come un segnale di un possibile pericolo. Un battito cardiaco più accelerato ne è un tipico esempio. Chi nota che il cuore batte improvvisamente più forte, potrebbe chiedersi subito: perché sta succedendo? C’è qualcosa che non va in me? La preoccupazione aumenta la tensione interiore, il battito cardiaco potrebbe accelerare ulteriormente – e sembra così confermare il timore iniziale. Lo stesso può succedere in caso di vertigini, senso di oppressione, disturbi di stomaco o alterazioni della respirazione. Più l’attenzione è concentrata sul corpo, più chiaramente si percepiscono anche i piccoli cambiamenti. Se poi vengono interpretati come minacciosi, l’ansia aumenta di nuovo. Questo non significa che i sintomi fisici siano “solo nella tua testa”. I disturbi possono essere del tutto reali. Ciò che conta, piuttosto, è che la reazione fisica e l’interpretazione ansiosa possano rafforzarsi a vicenda. Proprio per questo è importante fare un controllo medico in caso di disturbi nuovi o insoliti. Una volta escluse le cause fisiche, può essere utile valutare insieme a degli specialisti quale ruolo abbiano l’ansia e l’interpretazione delle sensazioni fisiche.
2. Quando le preoccupazioni generano sempre nuove preoccupazioni
Anche a livello mentale può instaurarsi un circolo vizioso simile. A volte le preoccupazioni danno la sensazione di prepararsi a possibili difficoltà. Chi rimugina continuamente su un problema spera forse di trovare, prima o poi, quella risposta che dia una certezza definitiva. Ma proprio questa certezza, in molti casi, non si può raggiungere. Nessuno può sapere con assoluta certezza se tra qualche anno sarà in buona salute, come si evolverà la propria situazione lavorativa o se a una persona cara non succederà mai nulla. Se nonostante tutto si cerca di eliminare mentalmente ogni incertezza, le preoccupazioni non trovano quasi mai una fine naturale. Da una domanda ne nasce subito un’altra: e se mi fosse sfuggito qualcosa? Ho davvero pensato a tutto? E se poi le cose andassero diversamente? A breve termine, trovare una spiegazione può rassicurarti. Ma non appena emerge una nuova incertezza, i pensieri ricominciano da capo. L’attenzione rimane così fortemente concentrata sui possibili rischi e sugli sviluppi negativi. In caso di disturbo d’ansia generalizzato, proprio questo modo di affrontare l’incertezza può giocare un ruolo importante. L’obiettivo non è quindi trovare una risposta perfetta per ogni preoccupazione. In terapia si può piuttosto lavorare per sopportare meglio l’incertezza e affrontare le preoccupazioni in modo diverso.
3. Perché la ricerca di rassicurazione e l’evitamento possono alimentare l’ansia
Quando nasce l’ansia, il desiderio di sicurezza è comprensibile. Alcune persone chiedono quindi ripetutamente alle persone care cosa ne pensano, controllano più volte certe cose o cercano informazioni su Internet finché non si sentono rassicurate. Altre evitano situazioni che temono possano scatenare nuove preoccupazioni o ansia. Il problema è questo: a breve termine, queste strategie spesso funzionano davvero. Una risposta rassicurante, un nuovo controllo o l’evitare una situazione possono inizialmente ridurre l’ansia. Ma è proprio questo sollievo che può portare a ripetere lo stesso comportamento la volta successiva. Di conseguenza, diventa più difficile sviluppare la fiducia in te stesso necessaria per sopportare l’insicurezza anche senza controlli o rassicurazioni. Lo stesso vale per l’evitamento. Chi evita una situazione temuta non scopre come sarebbe andata davvero. L’idea che potesse succedere qualcosa di brutto rimane quindi viva. Questo non vuol dire che ogni rassicurazione o ogni situazione evitata sia un problema. Ciò che conta è lo schema che c’è dietro. Se hai sempre più bisogno di sicurezza, se i controlli diventano più frequenti o se la tua vita quotidiana si orienta sempre di più verso possibili paure, questo comportamento può diventare esso stesso parte del circolo vizioso dell’ansia. È proprio qui che entra in gioco la psicoterapia: non eliminando ogni incertezza, ma aiutandoti a gestire in modo diverso le preoccupazioni, l’ansia e il bisogno di sicurezza totale.

Il circolo vizioso dell’ansia
Cosa fare se l’ansia non smette?
Di solito non basta cercare di pensare meno per porre fine all’ansia costante. È più utile capire i propri schemi di ansia e preoccupazione e modificarli in modo mirato. Se si tratta di un disturbo d’ansia generalizzato, ci sono opzioni terapeutiche efficaci a disposizione.
1. Capire meglio i tuoi schemi di ansia
Spesso l’ansia sembra spuntare all’improvviso. Osservando più da vicino, però, si possono riconoscere schemi ricorrenti. Alcuni pensieri, situazioni o sensazioni fisiche scatenano le preoccupazioni – e a queste seguono a loro volta determinate reazioni. Può quindi essere utile prestare attenzione non solo a ciò di cui hai paura, ma anche a ciò che succede dopo. Si cerca subito una soluzione? Si chiede alle altre persone di rassicurarti? Si fa una ricerca su Internet o si preferisce evitare la situazione? Soprattutto quando le preoccupazioni sono costanti, è interessante capire quale funzione abbia il rimuginare. Alcune persone, per esempio, hanno la sensazione che le preoccupazioni le aiutino a essere più preparate. Il pensiero «Se valuto tutte le possibilità, niente potrà cogliermi di sorpresa» trasmette, almeno per un po’, una sensazione di controllo. Il problema è che molte incertezze della vita non possono essere risolte del tutto. Il tentativo di creare comunque una sicurezza assoluta può quindi diventare esso stesso parte del circolo vizioso delle preoccupazioni. Riconoscere i propri schemi non significa incolpare te stesso per l’ansia. Ti dà piuttosto la possibilità di capire meglio cosa alimenta e mantiene viva l’ansia.
2. Come la psicoterapia può aiutare in caso di ansia cronica
Non si tratta semplicemente di sostituire i pensieri negativi con quelli positivi. Si analizza piuttosto insieme come nascono le preoccupazioni, quali valutazioni ci sono dietro e con quali strategie chi ne soffre ha cercato finora di controllare la propria ansia. Un punto di partenza importante può essere, ad esempio, il modo in cui affronti l’incertezza. Chi cerca costantemente di escludere tutti i rischi immaginabili, potrebbe finire per percepire l’incertezza sempre più come qualcosa di minaccioso. Durante la terapia si può quindi imparare gradualmente che non è necessario rispondere subito a ogni domanda aperta né controllare ogni possibile rischio. Anche comportamenti tipici come la frequente ricerca di rassicurazioni o l’evitamento possono essere analizzati e modificati. Questo porta a nuove esperienze: si può sopportare l’incertezza senza rimuginarci sopra per ore – e una situazione temuta può svolgersi in modo diverso da come ci si aspettava. I metodi da utilizzare dipendono dai disturbi specifici di ciascuno. L’obiettivo non è fare in modo che una persona non provi mai più paura o preoccupazioni. Piuttosto, si tratta di riuscire di nuovo a gestire l’incertezza senza che la paura domini la vita di tutti i giorni.
3. Che ruolo possono avere i farmaci
In caso di disturbo d’ansia generalizzato, oltre alla psicoterapia si possono usare anche i farmaci. Se un trattamento farmacologico sia opportuno dipende, tra l’altro, dall’intensità dei sintomi, da eventuali patologie concomitanti e dalla situazione personale. Si ricorre, ad esempio, a determinati antidepressivi come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) o gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI). Il loro effetto ansiolitico non si manifesta immediatamente dopo la prima assunzione, ma di solito si sviluppa nel corso di un periodo di tempo più lungo. Poiché i farmaci possono avere effetti collaterali e interazioni, la scelta, il dosaggio e la durata del trattamento devono sempre essere concordati con il medico. Questo vale anche per la sospensione: non dovresti modificare o interrompere la terapia da solo.
4. Cosa può aiutarti nella vita di tutti i giorni
Oltre a un trattamento professionale, diverse abitudini possono contribuire a ridurre lo stress generale. Non curano da sole un disturbo d’ansia, ma possono creare un contesto più stabile. L’attività fisica regolare, ad esempio, può aiutare ad alleviare la tensione fisica. Altrettanto importante è riposare a sufficienza. Soprattutto quando le preoccupazioni si protraggono fino a sera, il sonno può diventare un problema in più. Orari fissi per andare a dormire e routine serali il più possibile tranquille possono aiutarti a ritrovare un po’ di regolarità. Anche gli esercizi di rilassamento o di respirazione possono aiutare alcune persone a percepire più consapevolmente la tensione fisica. Non devi però pensare di dover “espellere” ogni paura immediatamente con il respiro. All’inizio va bene che la paura ci sia. L’importante è sviluppare un modo diverso di affrontarla.












