Perché il presentismo è molto più che andare al lavoro anche se sei malato
Molti conoscono bene questa situazione: hai la gola irritata, il naso che cola e, in realtà, la cosa più sensata da fare sarebbe passare la giornata sul divano. Eppure apri il portatile o ti metti in marcia verso l’ufficio.
È proprio questo comportamento che si chiama presentismo.
E non si tratta solo di raffreddori o infezioni. Anche chi soffre di mal di schiena, emicrania, disturbi del sonno, stanchezza o stress psicologico spesso si presenta al lavoro, anche se il proprio corpo avrebbe davvero bisogno di una pausa.
La particolarità è questa: la presenza fisica viene spesso confusa con la produttività. In realtà, gli studi dimostrano che concentrazione, resistenza e produttività sono spesso notevolmente limitate in caso di disturbi di salute.
Il presentismo non è quindi solo una questione di etica del lavoro. Mostra piuttosto come le persone gestiscono i segnali del proprio corpo e quale priorità viene data alla salute nella vita di tutti i giorni.
Perché andiamo al lavoro anche se siamo malati
Molte persone coinvolte sanno benissimo che riposarsi sarebbe importante. Eppure decidono di non mettersi in malattia. Dietro a questa scelta c’è di solito un insieme di fattori diversi.
1. La pressione a rendere cambia la percezione
In molti settori lavorativi ci sono aspettative elevate in termini di disponibilità e resistenza allo stress.
Scadenze, progetti e responsabilità spesso portano a minimizzare i primi sintomi della malattia. Da un «Sono malato» si passa in fretta a un «In qualche modo ce la farò».
Il problema è questo: il corpo non conosce scadenze. Se ha bisogno di riposo, questa esigenza rimane – indipendentemente da quanto urgente possa sembrare un compito.
2. Il senso di responsabilità può diventare un rischio
Molte persone non si presentano al lavoro per paura, ma per senso del dovere.
Non vogliono gravare ulteriormente sui colleghi, deludere i clienti o trascurare compiti importanti. All’inizio questo comportamento sembra denotare impegno e disponibilità.
A lungo termine, però, proprio questo senso di responsabilità può far sì che i propri bisogni finiscano per passare in secondo piano in modo permanente. Chi pensa sempre prima agli altri, spesso trascura i propri limiti.
3. Le aspettative sociali influenzano il nostro comportamento
In molti contesti, la tenacia è ancora vista come un punto di forza.
Chi lavora anche da malato viene spesso considerato una persona impegnata. Chi invece si prende il tempo per guarire, a volte ha la sensazione di doversi giustificare. Spesso ci si dimentica che il riposo non è una debolezza, ma un bisogno biologico fondamentale.
È interessante notare che molte persone sono più comprensive nei confronti della malattia degli altri che della propria. Ciò che concederebbero immediatamente a un collega, spesso non lo accettano per se stessi.
Come riconoscere il presentismo
Il presentismo non si manifesta solo con la tosse o il naso che cola. Spesso si nota inizialmente attraverso cambiamenti nelle prestazioni e nel benessere.
1. La concentrazione e l’attenzione calano
Il cervello ha bisogno di energia per elaborare le informazioni, prendere decisioni e risolvere i problemi.
Se il corpo è impegnato contemporaneamente a combattere una malattia, ci sono meno risorse disponibili per le attività mentali. I compiti richiedono più tempo e gli errori sono più frequenti.
2. La stanchezza diventa uno stato permanente
Molte persone si sentono costantemente stanche, anche se dormono a sufficienza.
Spesso il motivo è che il corpo cerca contemporaneamente di lavorare e di rigenerarsi. Questo doppio carico può portare, a lungo andare, a una sensazione di stanchezza permanente.
3. L’umore cambia
Chi lavora pur essendo malato spesso reagisce in modo più irritabile, impaziente o emotivo del solito.
Questo dipende, tra l’altro, dal fatto che lo stress fisico mette a dura prova anche il sistema nervoso. Di conseguenza, spesso diminuisce la capacità di affrontare le sfide con calma.
4. I disturbi peggiorano
Un raffreddore dura più a lungo, il mal di schiena si intensifica o l’emicrania si manifesta più spesso.
Il corpo ti sta così segnalando che le risorse a disposizione non bastano più a mantenere l’equilibrio tra sforzo e riposo.
Quali conseguenze può avere il presentismo
A breve termine, il presentismo sembra spesso innocuo. Molte persone pensano di dover semplicemente superare una giornata di lavoro sgradevole.
A lungo termine, però, le conseguenze possono essere ben più gravi.
1. Il recupero si ritarda
Durante una malattia si attivano numerosi processi di riparazione e difesa.
Il sistema immunitario ha bisogno di energia per combattere gli agenti patogeni e rigenerare i tessuti. Se manca il riposo necessario, questo processo può protrarsi.
Di conseguenza, i sintomi spesso persistono più a lungo del necessario.
2. Il sistema immunitario viene sottoposto a ulteriore stress
Uno stress fisico e mentale prolungato può compromettere la resistenza dell’organismo.
Chi non si riposa a sufficienza diventa spesso più vulnerabile ad altre infezioni o soffre di ricadute ricorrenti.
3. I disturbi cronici possono essere favoriti
Il presentismo diventa particolarmente problematico quando diventa un’abitudine che si protrae per mesi o anni.
Un sovraccarico prolungato può essere collegato a dolori cronici, disturbi del sonno, sindromi da affaticamento o altri problemi di salute.
4. Anche la salute mentale ne risente
Molte persone sottovalutano gli effetti sulla psiche.
Chi supera costantemente i propri limiti spesso perde la percezione dei bisogni del proprio corpo. A lungo andare, questo può portare a esaurimento, sovraccarico emotivo o










